Un uomo che prende appunti mentre studia la differenza tra deducibilità e detraibilità fiscale su un laptop.

Qual è la differenza tra deducibilità e detraibilità?

04 Feb 2026
Scritto da Previdenza Cooperativa
Un uomo che prende appunti mentre studia la differenza tra deducibilità e detraibilità fiscale su un laptop.

In sede di dichiarazione dei redditi, termini come “deducibilità” e “detraibilità” ricorrono frequentemente. Nonostante la somiglianza terminologica, si tratta di due meccanismi fiscali ben distinti, sebbene entrambi permettano di ottenere un risparmio concreto sulle imposte dovute.

In questo articolo, per prima cosa rifletteremo sull’importanza di distinguere correttamente tali concetti, fornendo definizioni puntuali ed esempi numerici per illustrarne il funzionamento pratico. 

Scopriremo che non si tratta di un mero tecnicismo per addetti ai lavori: conoscere tale differenza aiuta ogni contribuente a pianificare con cura spese e investimenti.

Infine, dedicheremo un focus ai contributi riguardanti la previdenza complementare, anche alla luce delle recenti novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026.

Cosa sono le deduzioni?

La deducibilità è un meccanismo fiscale che interviene direttamente sul reddito complessivo del contribuente prima del calcolo delle imposte. In termini semplici, gli oneri deducibili vengono sottratti dal reddito lordo, riducendo così la cosiddetta base imponibile, cioè l’importo su cui verrà effettivamente applicata l’aliquota IRPEF.

Nel nostro Paese, la tassazione segue un criterio progressivo basato sugli scaglioni IRPEF. Per maggiore chiarezza, riportiamo di seguito l’articolazione degli scaglioni nel 2026:

RedditoAliquota IRPEF
Fino a 28.000 euro23%
Tra 28.000 e 50.000 euro33%
Oltre 50.000 euro43%

In alcuni casi, la deducibilità può risultare particolarmente efficace: riducendo la base imponibile, infatti, è possibile non solo pagare meno tasse, ma potenzialmente scendere in uno scaglione inferiore, beneficiando così di un’aliquota marginale più contenuta.

Ad esempio, se un contribuente con un reddito di 32.000 euro ha un importo deducibile di 5.000, la sua base imponibile scenderà a 27.000 euro. Di conseguenza, avrà un’aliquota del 23% anziché del 33%.

Tra le spese deducibili più comuni figurano:

  • i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori;
  • i contributi destinati ai fondi pensione, come vedremo meglio più avanti;
  • gli assegni periodici corrisposti al coniuge in caso di separazione o divorzio;
  • le erogazioni liberali a favore di ONLUS e organizzazioni no profit.

Cosa sono le detrazioni?

A differenza della deducibilità, la detraibilità non interviene sul reddito imponibile, ma permette di sottrarre una quota della spesa sostenuta direttamente dall’imposta lorda. In sostanza, le detrazioni riducono in modo immediato l’ammontare dell’IRPEF da versare allo Stato.

Il meccanismo è lineare: si applica una percentuale prestabilita al costo sostenuto – solitamente il 19%, sebbene esistano aliquote differenti in base alla tipologia di onere – e si sottrae il risultato dall’imposta dovuta

Per fare un esempio pratico, a fronte di spese mediche per 1.000 euro, la detrazione spettante sarà di 190 euro (il 19% di 1.000), cifra che verrà decurtata direttamente dalle tasse.

Un tratto distintivo delle detrazioni è la loro trasversalità: a differenza delle deduzioni, il beneficio fiscale è identico per tutti i contribuenti, a prescindere dallo scaglione di reddito. 

Tra le spese detraibili più comuni si annoverano: 

  • le spese sanitarie (per la quota eccedente la franchigia di 129,11 euro);
  • gli interessi passivi sul mutuo per l’abitazione principale;
  • le rette per l’istruzione scolastica e universitaria;
  • i vari incentivi legati all’edilizia, come ad esempio, l’ecobonus, il bonus mobili e il bonus ristrutturazioni.

Tabella riepilogativa: deducibilità e detraibilità

Per rendere tutto più chiaro, riportiamo di seguito uno schema sintetico delle principali differenze tra deducibilità e detraibilità. 

CaratteristicaDeducibilitàDetraibilità
Su cosa agisceSul reddito complessivo (base imponibile)Sull’imposta lorda (IRPEF da pagare)
Quando si applicaPrima del calcolo dell’IRPEFDopo il calcolo dell’IRPEF
Come funzionaRiduce il reddito su cui calcolare le tasseRiduce direttamente l’imposta da versare
Vantaggio fiscaleProporzionale all’aliquota IRPEF (maggiore per redditi alti)Uguale per tutti
Esempi principaliContributi alla previdenza complementare, assegni all’ex coniuge, donazioni ONLUSSpese mediche, interessi del mutuo, spese scolastiche, bonus edilizi
Limite massimoVariabile per tipologia di spesaVariabile per tipologia di spesa
Chi ne beneficia di piùRedditi medio-alti (aliquote IRPEF elevate)Tutti i contribuenti allo stesso modo

Fondo pensione: il vantaggio della deducibilità

Come anticipato, i contributi versati alla previdenza complementare sono deducibili dal reddito imponibile fino a una soglia massima, garantendo un beneficio immediato sulle imposte dovute.

Storicamente fissato a 5.164,57 euro annui, il limite di deducibilità ha recentemente subito un’importante variazione: la Legge di Bilancio 2026 ha infatti elevato la soglia a 5.300 euro annui per i contributi versati a partire dal 1° gennaio 2026. Questo incremento permette ai contribuenti di dedurre un importo superiore, potenziando ulteriormente il vantaggio derivante dall’adesione a un fondo pensione.

Poiché la deduzione abbatte la base imponibile, il risparmio effettivo è proporzionale all’aliquota IRPEF applicata. Vediamo alcuni esempi pratici basati su un versamento annuo di 5.300 euro:

  • Reddito di 27.000 euro (aliquota 23%): il risparmio IRPEF è di circa 1.219 euro
  • Reddito di 40.000 euro (aliquota 33%): il risparmio sale a circa 1.749 euro
  • Reddito di 60.000 euro (aliquota 43%): il beneficio fiscale raggiunge circa 2.279 euro

È evidente come il vantaggio rappresentato dalla deducibilità dei contributi versati cresca al salire del reddito, rendendo la previdenza complementare una soluzione strategica, che consente di accantonare risorse per il futuro beneficiando, allo stesso tempo, di una significativa riduzione del carico fiscale presente.

Attenzione: qualora i versamenti annuali superino il limite di 5.300 euro, è fondamentale comunicare al fondo gli importi non dedotti. Infatti tali somme, se correttamente segnalate, godranno comunque dell’esenzione fiscale, che verrà semplicemente posticipata e applicata al momento dell’erogazione della prestazione pensionistica integrativa.

Per approfondire tutti i vantaggi fiscali offerti dalla previdenza complementare, invitiamo a consultare l’approfondimento Quante tasse si risparmiano con Previdenza Cooperativa: un esempio concreto.

Conclusione

Conoscere la differenza tra deducibilità e detraibilità è un aspetto importante per massimizzare il proprio risparmio fiscale, specie se si aderisce a una forma di previdenza complementare come Previdenza Cooperativa. 

Come abbiamo visto, infatti, una corretta pianificazione dei versamenti al Fondo, volta a “sfruttare” al massimo il limite di deducibilità di 5.300 euro (valido dal 2026), può essere molto vantaggiosa e tradursi in un risparmio fiscale capace, nel lungo periodo, di fare la differenza.

Messaggio promozionale riguardante forme pensionistiche complementari. Prima dell’adesione leggere la Parte I “Le informazioni chiave per l’aderente” e l’Appendice “Informativa sulla sostenibilità” della Nota Informativa.

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