Una persona compone il numero 2026 con cubi di legno e pile di monete crescenti accanto a un salvadanaio, rappresentando il TFR e le nuove soglie dimensionali 2026.

TFR e nuove soglie dimensionali 2026: cosa cambia per aziende e dipendenti?

27 Mar 2026
Scritto da Previdenza Cooperativa
Una persona compone il numero 2026 con cubi di legno e pile di monete crescenti accanto a un salvadanaio, rappresentando il TFR e le nuove soglie dimensionali 2026.

Quando si parla di TFR, circola un equivoco piuttosto diffuso: l’idea che, se non destinato a un fondo pensione negoziale, rimanga sempre in azienda in “cassaforte”. Tuttavia, ciò non è sempre vero: infatti, superata una certa soglia dimensionale, per l’azienda scatta l’obbligo di versamento del TFR al Fondo di Tesoreria INPS.

In questo articolo analizzeremo cosa prevede la legge in materia, anche alla luce dei recenti cambiamenti introdotti dalla Legge di Bilancio 2026.

Vedremo, poi, quali sono le ripercussioni di tale novità per chi lavora nelle cooperative, sottolineando la convenienza di aderire Previdenza Cooperativa per evitare che il proprio TFR venga “cristallizzato” nel sistema pubblico.

TFR lasciato in azienda: perché se ne parla tanto proprio ora?

La Legge 296/2006 ha istituito il Fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto (noto come Fondo di Tesoreria, art. 2120 Codice Civile), obbligandole imprese private con un determinato numero di dipendenti a versare le quote di TFR non destinate dai lavoratori alla previdenza complementare in un “contenitore specifico” gestito dall’INPS.

In pratica, se l’azienda supera una certa soglia dimensionale, il TFR di chi non ha aderito a un fondo pensione non rimane nelle casse dell’impresa, ma viene trasferito all’INPS, che lo custodisce fino al momento della liquidazione. Per il lavoratore la spettanza rimane invariata, ma il TFR cambia fisicamente “casa”.

L’argomento è diventato centrale nel dibattito pubblico di queste settimane perché la Legge di Bilancio 2026 ha modificato significativamente le regole per individuare le aziende soggette a questo obbligo. Di conseguenza l’INPS, con la circolare n. 12 del 5 febbraio 2026, ha fornito le istruzioni operative per applicare le nuove disposizioni a partire dai periodi di paga del 2026. 

Si tratta di una novità che coinvolge potenzialmente molte realtà e moltissimi lavoratori, e che proprio per questo vale la pena approfondire più in dettaglio anche per indagarne le implicazioni.

Le nuove soglie: chi deve versare il TFR all’INPS?

Fino al 31 dicembre 2025, l’obbligo di versare il TFR al Fondo di Tesoreria INPS riguardava solo le aziende con almeno 50 dipendenti. Tale limite era stabilito in modo fisso, non cambiava nel tempo ed era definito come segue:

  • Aziende attive al 31/12/2006: la soglia era calcolata sulla media dei lavoratori del 2006
  • Aziende nate dopo il 2006: la soglia era calcolata sulla media dei lavoratori dell’anno di inizio attività

Dal 1° gennaio 2026, questo sistema è stato sostituito da un criterio “dinamico”. La dimensione aziendale viene verificata ogni anno sulla base della media dei lavoratori occupati nell’anno solare precedente. Se si supera la soglia, l’obbligo di versamento scatta l’anno successivo.

Il calendario del cambiamento

Le soglie di accesso al Fondo di Tesoreria INPS seguiranno un percorso di abbassamento graduale.

TFR soglie dimensonali 2026 infografica

Ciò significa che, da ora in poi, le aziende dovranno monitorare annualmente la propria forza lavoro ai fini della gestione del TFR. Ad esempio, una realtà che nel corso del 2025 ha avuto una media di 62 dipendenti sarà soggetta all’obbligo di versamento del TFR già dal 2026. Allo stesso modo, un’impresa oggi sotto soglia che crescerà nei prossimi anni dovrà iniziare a versare il TFR al Fondo di Tesoreria dell’INPS non appena supererà i limiti previsti dalla Legge di Bilancio 2026.

Cosa succede se il TFR finisce nel Fondo di Tesoreria?

Il TFR versato al Fondo di Tesoreria INPS gode della tutela dell’Istituto, che ne garantisce il pagamento alla cessazione del rapporto di lavoro, applicando la rivalutazione prevista dalla legge (1,5% fisso + 75% dell’inflazione).

Tuttavia, esiste un aspetto cruciale da considerare attentamente: come chiarito dall’INPS (messaggio n. 413 del 4 febbraio 2020), dal 2007, una volta che le quote di TFR sono confluite nel Fondo di Tesoreria, non possono più essere trasferite verso la previdenza complementare.

TFR e fondo pensione: perché scegliere Previdenza Cooperativa?

Per le cooperative, in particolar modo quelle direttamente interessate dalle nuove soglie dimensionali introdotte dalla Legge di Bilancio, promuovere l’adesione a Previdenza Cooperativa significa mettere a disposizione di soci e lavoratori uno strumento di welfare contrattuale di grande valore, capace di mettere al centro il loro benessere grazie a:

  • Contributo del datore di lavoro: un versamento interamente a carico dell’azienda che spetta di diritto a chi aderisce al Fondo attivando il contributo a proprio carico: lasciando il TFR in azienda, invece, questa somma viene “persa”.
  • Investimenti e rendimenti: a differenza del TFR lasciato in azienda (o al Fondo di Tesoreria INPS), che si rivaluta secondo un tasso fisso legato all’inflazione, Previdenza Cooperativa offre diverse linee di investimento (comparti). L’aderente può scegliere dove indirizzare i propri risparmi in base all’età e alla propria propensione al rischio, puntando a rendimenti che nel lungo periodo tendono a superare, in media, la rivalutazione del TFR.
  • Agevolazioni fiscali: il trattamento fiscale riservato alla previdenza complementare è estremamente vantaggioso:
    • deducibilità: i contributi versati (a esclusione del TFR) sono deducibili dal reddito IRPEF fino a 5.300 euro annui (limite aggiornato dalla Legge di Bilancio 2026 per i contributi versati dal 1° gennaio);
    • tassazione dei rendimenti: si applica un’aliquota del 20% (che scende al 12,5% per i Titoli di Stato), contro il 26% degli altri investimenti finanziari;
    • tassazione finale agevolata: al momento della pensione, la prestazione subisce una tassazione compresa tra il 15% e il 9% (in base agli anni di permanenza nella previdenza complementare). Al contrario, il TFR in azienda o INPS è soggetto a una tassazione separata con aliquota minima del 23%, che può salire fino a superare il 40%.

Iscriversi a Previdenza Cooperativa, dunque, significa dare valore al proprio TFR all’interno del sistema cooperativo garantendosi la prospettiva di un futuro pensionistico più solido.

Messaggio promozionale riguardante forme pensionistiche complementari. Prima dell’adesione leggere la Parte I “Le informazioni chiave per l’aderente” e l’Appendice “Informativa sulla sostenibilità” della Nota Informativa.

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